Cosa fa
Cinque moduli, uno per ogni cosa che in un trasloco va storta se la tieni in testa:
- Console. Una chat con un ruolo simulato dell'AI, l'«Inquisitore Logistico», che fa domande scomode e precise. Non è una persona: è un prompt con un carattere, e qui lo dichiaro io.
- Timeline. I compiti ordinati per «giorni al trasloco» e priorità.
- Cruscotto costi. Tabella delle spese con totale che si aggiorna e le strategie per spendere meno.
- Cimitero del superfluo. Per ogni oggetto una decisione obbligata: vendere, donare, buttare. Niente «ci penso dopo».
- Planimetria botanica. Checklist delle piante, esposizione, giardino e terrazzo.
Il passaggio che regge tutto: la risposta dell'AI non viene mai mostrata così com'è. Viene estratta, letta come JSON, validata contro uno schema e solo allora entra nella dashboard. Se l'AI sbaglia formato, l'app lo dice invece di fingere.
Perché è nata
Per un trasloco vero. I dati reali della casa sono stati importati nell'app e revisionati lì, e non sono mai usciti dal computer: nessun servizio in cloud, nessun account. Le schermate in questa pagina usano dati di prova, non quelli.
Com'è stata costruita
Con assistenti AI di programmazione, dentro un metodo scritto prima del codice. Nel README del progetto ci sono sei ruoli simulati dichiarati come tali, ciascuno con competenze e responsabilità: chi decide cosa conta, chi scrive il codice, chi disegna l'interfaccia, chi tiene il contratto fra AI e app, chi testa, chi spiega il tutto a chi non programma.
Sotto i ruoli, dodici regole permanenti che ogni sessione di lavoro deve rispettare. Tre valgono oltre questo progetto:
- Non fidarsi mai dell'output dell'AI. Estrazione, parsing, validazione, normalizzazione, gestione dell'errore. Sempre, in quest'ordine.
- Le azioni critiche chiedono conferma. Il sistema impedisce di spuntare «fatto» su fragili, budget, documenti e utenze senza averli guardati davvero.
- Ogni sessione chiude con un brief scritto. La sessione dopo riparte da lì, non da zero. È lo stesso metodo con cui lavora il Promptuario.
Il modello linguistico sta dietro un adattatore intercambiabile: un mock per sviluppare in modo stabile, Ollama in locale per l'uso reale. La connessione a un fornitore cloud era prevista ed è stata lasciata fuori di proposito, per tenere dati e costi sul computer.
Cosa non fa, e cosa non è finito
- Non gira nel browser come servizio: va installata e avviata sul proprio computer. Per questo qui la racconto e non la faccio provare.
- Non ha un'AI «intelligente» di suo: la qualità delle domande dipende dal modello locale che le si dà.
- Il ridisegno dell'interfaccia (direzione «Tuscan Minimal», luglio 2026) è a metà: i token e la struttura sono fatti, alcune viste no.
Cosa porto da qui nel Promptuario
Il metodo, non il codice. Ruoli dichiarati, regole scritte prima di cominciare, un brief a ogni chiusura, e un'AI trattata come un collaboratore bravo di cui si controlla il lavoro. È quello che c'è dietro ogni prompt del catalogo: una prima stesura buona, che poi rifinisci tu.
Ti serve uno strumento costruito così per la tua attività? Scrivimi dal sito. Il codice di questa app è pubblico su GitHub con licenza GPL-3: puoi leggerlo tutto.